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Domande e Risposte

In questa pagina verranno riportate in forma anonima alcune domande poste dai visitatori con le relative risposte.

L'elettromiografia è dolorosa?

Il disagio provocato dall'elettromiografia è percepito in maniera molto variabile da persona a persona e dipende dalla capacità di sopportare o meglio dalla soglia di percezione del dolore. L'elettromiografia ad ago, prevedendo l'inserzione di un ago (per quanto sottile) in un muscolo, determina il dolore dell'inserzione di per sé. L'esaminatore, per svolgere l'esame, deve necessariamente muovere l'ago, sia a muscolo rilassato, sia durante contrazione. Generalmente il disagio aumenta con il procedere dell'esame, per questo, quando possibile, si cerca di limitare il numero di muscoli da esaminare. Nelle velocità di conduzione, il maggior disagio è provocato dallo stimolo elettrico utilizzato per attivare le fibre nervose del nervo studiato. Durante lo studio delle fibre motorie, è inevitabile provocare una contrazione del muscolo o dei muscoli innervati dal nervo, per cui ci si deve aspettare una contrazione molto breve ma abbastanza intensa di alcuni muscoli. Generalmente il numero di muscoli attivati (e quindi il fastidio) aumenta quanto più il nervo motorio viene stimolato prossimalmente, cioè vicino al centro del corpo. Lo studio delle velocità di conduzione sensitive in genere è meglio tollerato: ciò che si percepisce è la scossa che si irradia verso una determinata zona di cute, dalla quale il nervo stimolato riceve i segnali della sensibilità. Nel caso in cui le velocità di conduzione prevedano l'uso di aghi sottocutanei o intramuscolari, il disagio riflette esclusivamente la puntura in sé. È possibile che lo l'elettromiografia ad ago lasci il muscolo indolenzito, come con un lieve crampo. Questi sintomi possono prolungarsi per le 24 ore successive all'esame.

Devo sottopormi ad una elettromiografia: c'è un modo per sentire meno fastidio durante l'esame?

Durante l'esame non è previsto l'utilizzo di sostanze anestetiche di sorta, tuttavia seguendo alcuni consigli è possibile rendere l'esame più rapido e quindi meno fastidioso. Prima di tutto, per la propria sicurezza, informare il medico se si è portatori di pacemaker cardiaco oppure se si sta seguendo una terapia anticoagulante (es. Coumadin, Sintrom, Pradaxa, Eliquis, Xarelto). Si consiglia di non applicare sulla cute creme o oli, in quanto questi riducono il contatto degli elettrodi con la pelle e quindi richiedono un notevole lavoro di lavaggio e stimoli più numerosi e di maggiore intensità. Durante l'elettromiografia ad ago è consigliabile seguire attentamente le istruzioni del medico, che richiederà di volta in volta che il muscolo esaminato sia completamente rilassato oppure che sia contratto a vari livelli di forza. Quanto maggiore è la capacità del paziente di seguire le richieste, prima l'esaminatore riuscirà ad ottenere i dati necessari e quindi meno durerà l'esame. Durante le velocità di conduzione e i potenziali evocati si consiglia di mantenere l'arto stimolato il più rilassato possibile, in quanto la contrazione muscolare introduce degli artefatti nella registrazione e quindi potrebbe richiedere un maggior numero di stimoli per ottenere una traccia leggibile; inoltre il muscolo non completamente rilassato tende a reagire allo stimolo contraendosi di più.

Quanto tempo dura l'esame?

La durata di uno studio elettromiografico può essere molto variabile. Se il paziente è già ben inquadrato dal punto di vista della storia clinica e dell'esame neurologico obiettivo, per cui il quesito diagnostico è ben formulato, lo studio può essere eseguito in modo più mirato e quindi, in genere, durare meno. Per questo è spesso utile che lo studio elettromiografico sia preceduto da una valutazione neurologica. Quando è necessario eseguire la valutazione in più distretti (es. tutti e quattro gli arti piuttosto che uno solo) e quando è necessario eseguire sia le velocità di conduzione che l'elettromiografia ad ago, i tempi si allungano e possono arrivare anche a un'ora. I casi in cui lo studio dura meno sono quelli in cui è necessario per esempio studiare un solo arto con le sole velocità di conduzione, per esempio una sindrome del tunnel carpale unilaterale in stadio iniziale o comunque non complicata. In questo caso lo studio potrebbe durare anche solo 15 minuti. È comunque opportuno tenere presente che ci sono molte variabili che possono interferire durante la valutazione, come il grado di collaborazione del paziente, il grado di impedenza della cute (resistenza al passaggio dei segnali elettrici), eventuali interferenze elettromagnetiche dell'ambiente circostante, ecc.

L'elettromiografia danneggia i nervi?

Non esiste alcuna evidenza scientifica che l'elettromiografia, qui intesa come studio delle velocità di conduzione nervosa o "elettroneurografia", danneggi i nervi. Pertanto l'esame, sebbene fastidioso, è da considerarsi sicuro.

Ho in programma di sottopormi ad una elettromiografia; dopo l'esame potrò guidare o devo essere accompagnato?

Nella peggiore delle ipotesi l'esame elettromiografico ad ago può provocare un senso di dolenzia ai muscoli ed al massimo qualche livido. Generalmente il paziente è in grado di guidare l'automobile dopo essersi sottoposto all'esame.

Cosa è meglio: l'elettromiografia ad ago oppure quella con le stimolazioni elettriche?

L'elettromiografia ad ago e lo studio delle velocità di conduzione (o elettroneurografia, che prevede l'uso di stimoli elettrici) sono metodiche complementari che possono essere scelte dall'elettromiografista durante l'esame a seconda del sospetto clinico e di ciò che emerge durante la valutazione. Non sono alternative ma insieme contribuiscono a raggiungere la diagnosi.

Dopo essere stata sottoposta a estrazione del dente del giudizio mi si è addormentata la mandibola, lingua, labbro e guancia dal lato trattato. Esiste un esame per obiettivare questo deficit?

A seguito di interventi di estrazione del dente del giudizio (ottavo dente o terzo molare) è possibile che venga lesionato il nervo alveolare inferiore e che conseguano disturbi della sensibilità a livello dell'arcata mandibolare dello stesso lato, inclusa parte della lingua, labbro e della guancia, con possibili ripercussioni nella masticazione e nell'articolazione della parola, potenzialmente permanenti. Dal punto di vista neurofisiologico sono stati effettuati tentativi di registrazione dei potenziali evocati sensitivi per stimolo della cute o mucosa innervata dal nervo alveolare inferiore, che però non sono stati standardizzati in modo da poter diagnosticare una lesioni del nervo alveolare inferiore. Esistono lavori in cui viene stimolata la cute del mento (Ghali, 1990) o la mucosa gengivale (Arcuri, 2006). Il primo lavoro tuttavia non è stato successivamente riprodotto, mentre il secondo non ha ancora portato allo sviluppo di una metodica standard da utilizzare come esame diagnostico.

Ghali GE, Jones DL, Wolford LM. Somatosensory evoked potential assessment of the inferior alveolar nerve following third molar extraction. Int J Oral Maxillofac Surg. 1990 Feb;19(1):18-21. PubMed PMID: 2110953

Arcuri C, Muzzi F, Docimo R, Fusco E, Pauri F, Rossini PM. Somatosensory evoked potentials of inferior alveolar nerve. J Oral Maxillofac Surg. 2006 Apr;64(4):594-9. PubMed PMID: 16546638.

Lucio Marinelli, 16 Febbraio 2017
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